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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 Giò 04/02/2011 14:27 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA PREGHIERA DI INTERCESSIONE

 

LA  PREGHIERA DI INTERCESSIONE

 

 

Ieri  mia moglie si è recata al Santuario della SS. Trinità a Vallepietra (RM),

 

luogo di pellegrinaggio verso il quale  migliaia di fedeli si recano annualmente per

 

 

onorare e chiedere le grazie alla sacra icona della  SS. Trinità in esso conservata

 

ed  ha visitato il museo delle grazie ricevute, situato sotto l'altare sul

 

sagrato.

 

Il mese di ottobre è l'ultimo mese dell'anno in cui è possibile visitarlo, perché poi,

 

essendo  situato a quota 1337 metri s.l.m. non è più raggiungibile a causa della neve,

 

essendo l'ultimo  tratto percorribile solo a piedi.

 

 

 

Una moltitudine di ex voto per grazia ricevuta, al 90 percento in seguito ad incidenti

 

stradali.

 

Mi ha raccontato che non è riuscita a trattenere le lacrime di fronte alle fotografie di

 

bambini e di neonati nei letti di ospedale attaccati alle macchine. Tanti vestitini,

 

camicine battesimali dentro le cornici, offerti in dono alla SS. Trinità per grazia ricevuta.

 

Mi ha detto inoltre:

 

di neonati non ne ho avuti ma non ho nemmeno vissuto dolori così strazianti.”

 

 

La sera del 13 ottobre u.s. ho parlato a mia moglie Cèlia di Padre Gino Burresi.

 

 

Le ho raccontato il contenuto del commento inviato nel pomeriggio dello stesso

 

giorno da  Maria Rita Lecca, riguardante la sua testimonianza su una grazia di

 

guarigione e sull'esito  favorevole della gravidanza, ottenuta da sua sorella nel mese di

 

marzo dell'anno 1984, per  le preghiere di intercessione di Padre Gino Burresi.

 

Ecco le parole di Maria Rita Lecca:

 

Buongiorno, mentre seguo la cerimonia a Fatima, mi viene in mente la figura di Padre Gino Burresi, che ebbi occasione di conoscere nel marzo del 1984 nel Santuario di San Vittorino Romano. Ho sempre cercato in internet di sapere dove celebrasse, se non altro per esprimere il mio grazie per aver pregato in occasione di una circostanza familiare che si è risolta nella risoluzione di un problema che attanagliava e teneva occupata la nostra famiglia fino alla disperazione. Io ho avuto tutt'altra esperienza sulla spiritualità di Padre Gino Burresi e completamente diversa dagli orrori che leggo su internet. bene io mi trovavo a Roma a far visita a mia sorella che ormai viveva sempre segregata in una clinica romana, io frequentavo allora il liceo e le mie vacanze erano dedicate a far visita a mia sorella (allora vivevo in Sardegna) nella clinica romana. In questo frangente mia sorella rimane incinta e porta avanti una gravidanza senza mangiare e imbottita di psicofarmaci al punto che i medici ci consigliano di farla abortire. In ogni caso mia sorella stava solo a letto e non si alzava per niente. Nella disperazione leggo un articolo su San Vittorino sul settimanale Oggi, e mi dico Ok non resta altra soluzione vado a vedere. Allora quando andai a San Vittorino Padre Gino celebrava la Messa e arrivai al momento di una indimenticabile Omelia sul Padre Nostro. Alla fine si andava a baciare le Stimmate, ma quella era l'occasione per chiedergli delle preghiere e io e mia sorella andammo con la foto della mia sorella che ovviamente porgemmo a Padre Gino. Non ho avuto nessun altro colloquio con Padre Gino al di fuori di questa bellissima omelia e della fila per baciare le Stimmate. Bene cosa è successo poi non ha niente a che vedere con tutte le cose assurde che ho letto.
Primo: nello stesso istante in cui io andai da Padre Gino, mia sorella si alzo' dal letto a cui era inchiodata da quasi 10 anni suo figlio, contro ogni previsione medica, è nato sano ed è stato lui stesso una vera terapia per sua madre.

Secondo: io lasciai il mio indirizzo e ricevevo da Padre Gino dei consigli spirituali che andavano esattamente al segno di quella che era la mia situazione spirituale (e devo dire ne avevo poca) e che hanno contribuito non poco alla mia conversione e alla rinascita di una devozione mariana che prima non avevo. E in piu' sentivo dei profumi sia di fiori, sia di zolfo che non erano riconducibili a nessun profumo o odore nei dintorni (e Padre Gino li non c'era con la boccetta di profumo!). All'epoca non sapevo neanche dell'esistenza di Padre Pio. Questa è la mia verità e da quell'incontro del lontano 1984 è scaturita oltre alla liberazione di mia sorella da quell'orribile clinica privata anche la mia conversione che mi ha portato a toccare nei miei viaggi di studio e di lavoro i punti più alti della spiritualità cristiana, dal santuario di Paray_Le- Monial, a Lourdes, a Fatima, a Chestokova, al Santuario della Divina Misericordia,a Einsiedeln a San Giovanni Rotondo quasi guidata da una mano invisibile che mi ha aiutato nei momenti più critici della mia vita. Mi sarebbe piaciuto andare a ringraziare personalmente Padre Gino per i benefici ricevuti, ma non sapevo dove Padre Gino si ritirasse non essendo più a San Vittorino. Grazie Padre Gino!”
Maria Rita Lecca 13/10/2018, 13:19

 

Ho inoltre assicurato a Cèlia la vigilante presenza di Padre Gino nella nostra famiglia.

 

 

Lei mi ha risposto che non prova emozioni per Padre Gino, non avendolo conosciuto.

 

 

Io allora le ho replicato che forse sperimentando in prima persona un qualche evento

 

che sia  riconducibile a lui, potrebbe provare delle emozioni come le ho vissute io.

 

 

A questo proposito le ho ricordato quello che lei mi ha confidato nel mese di settembre

 

u. s.,  quando, seguendo in televisione un documentario sulla vita di Padre Pio da

 

Pietrelcina in  occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte, non era

 

riuscita a trattenere  le lacrime.

 

 

Sì, è vero”

 

mi ha risposto ed ha aggiunto

 

 

ma io non ho pianto perché commossa dai miracoli avvenuti grazie alle sue preghiere

 

di  intercessione. Ho pianto per le sofferenze che Padre Pio ha accettato di sopportare,

 

portando  per tutta la vita sul suo corpo i segni della passione di Gesù, senza cercare

 

di trovare una soluzione che avrebbe potuto liberarlo da quella Passione.

 

Quanti si sarebbero infatti rivolti a scienziati, medici e luminari, per sottoporsi alle loro

 

indagini scientifiche per capire la provenienza di quelle stimmate, pur di farle sparire,

 

pur  di scampare a quella sorte?”

 

 

Devo confessare che sono rimasto di stucco nell'ascoltare le sue parole. Perché sia di

 

Padre Gino Burresi che di Padre Pio da Pietrelcina si è cercato in ogni modo di

 

spiegare le loro  stimmate riducendole a meri trucchi per imbrogliare la gente e i fedeli,

 

senza mai pensare  che invece queste manifestazioni avrebbero potuto causare loro

 

dei disagi   psicologici.

 

 

Cèlia ed io siamo andati insieme una o due volte al Santuario di Santa Maria delle

 

Grazie a  San Giovanni Rotondo. Una volta anche con nostro figlio.

 

 

 

Riguardo alla questione dei miracoli, l'opinione sostenuta da Cèlia risente dei

 

condizionamenti causati dalla sua convinzione di non poter essere toccata dal

 

miracolo,  in quanto “Dio sarebbe andato in ferie”, almeno per quello che riguarda la

 

sua persona,  mentre ammette che il miracolo possa aver luogo per gli altri.

 

 

La conosco da quasi ventitré anni e non ha mai cambiato la sua posizione.

 

 

Anche riguardo al figlio da noi tanto desiderato, le mie illusioni di un miracolo si

 

frantumavano sugli scogli del suo realismo.

 

 

Pensavo, quindi, che essendo lei colei che avrebbe dovuto partorirlo, il fatto di

 

resistere da  parte sua alla possibilità di un lieto evento prodigioso, avrebbe vanificato

 

le mie speranze.

 

 

E così al posto di far dondolare la culla, ero io a cullarmi in un sogno impossibile.

 

 

Non so quanto le preghiere di intercessione possano avere efficacia se è carente la

 

fede che  dovrebbe avere il beneficiario della grazia domandata.

 

 

 

E poi ci sono delle grazie che non vengono mai concesse, forse per il bene di chi le

 

chiede.

 

 

Ad esempio col senno di poi potrei supporre che proprio grazie all'assenza di un figlio

 

 

biologico, che ci ha reso consapevoli della nostra “povertà” di materia prima

 

(spermatozoi),   la nostra unione si sia arricchita di altri valori altrettanto importanti

 

come un figlio, che ci  abbiamo protetto da ben più tempestose procelle. Cosa che poi

 

è, in effetti, successo con le  esperienze di droga e di carcere di nostro figlio adottivo.

 

 

Lo vediamo del resto tutti i giorni cosa capita a molte famiglie che hanno tutto.

 

 

Figli brillanti a scuola, benessere economico, salute di ferro.

 

 

 

Eppure ci si lamenta sempre che manca qualcosa.

 

 

E se Dio non le concede le grazie, ci si rivolge ai maghi o ai cartomanti.

 

 

Poi magari sopraggiunge una grave malattia ed allora si realizza quanto di bello si

 

possedeva  nella propria vita e non lo si è apprezzato abbastanza.

 

 

Qualche tempo fa ho chiesto a mia moglie se adesso che la nostra religiosità si è assai

 

 

intiepidita, avremmo accettato di imbarcarci in avventure, tipo inseminazione artificiale

 

 

eterologa. Lei lo ha decisamente escluso perché, ha detto, equivarrebbe ad un

 

tradimento nei  miei confronti.

 

Mia moglie in certi valori ci ha sempre creduto, a prescindere dall'intensità della sua

 

fede.

 

Comunque esiste anche la teoria che se uno i figli non li può avere, ci si dovrebbe

 

allineare alla  volontà del Signore, senza forzare la sua mano.

 

Oppure adottandoli. Ma ad esempio noi non abbiamo vissuto una bella esperienza con

 

l'adozione, vuoi per colpa nostra, vuoi per i traumi che un bambino o una bambina

 

abbandonati subiscono.

 

Ne parlavamo proprio ieri con mia moglie: nostro figlio ha fatto di tutto per dividerci,

 

forse inconsciamente, forse perché la maggior parte dei suoi amici avevano genitori

 

separati.

 

Noi abbiamo resistito e siamo ancora qui, per lui un porto sicuro, a condizione che

 

d'ora in  avanti si comporti bene, perché di chance ne ha avute tante per crescere e

 

non può per tutta la sua vita far pagare a noi  la sua esperienza di abbandono.

 

 

Ma come per me non basterà una vita per farmi una ragione della privazione di un figlio

 

biologico, capisco che anche lui non riesca a capacitarsi di essere stato abbandonato

 

dalla  sua madre biologica.

 

Ci si dovrebbe un po' venire incontro. Lui dovrebbe dire a me e a Cèlia: papà, mamma

 

ci  sono io ad amarvi, non vi crucciate più.

 

 

E noi dovremmo dirgli a nostra volta: figlio, ci siamo noi ad amarti, non ti crucciare più.

 

 

All'inizio era così, poi tutto si è guastato.

 

 

E allora quelle frasi andrebbero ribadite oggi, assumendo la valenza di una sorta di

 

cresima  familiare che confermi la nostra appartenenza indelebile al corpo mistico della

 

nostra  famiglia.

 

 

Spero di essere utile con la mia testimonianza scritta a quanti non trovano gli

 

strumenti adatti per farsi una ragione dell'assenza del figlio o dei propri genitori dalla

 

loro  vita.

 

Scrivere serve anche a questo, aiutare gli altri a dare una consistenza e una forma alle

 

emozioni vaganti che a volte ci potrebbero anche distruggere, mentre invece devono

 

fortificarci.

 

 

Riccardo Fontana

 

 

 

Se prometti di pregare per qualcuno, non bastano un Padre Nostro e un’Ave Maria

 

 

 

Il Pontefice riflette sul potere della preghiera, partendo dal dialogo tra Dio e Mosè

 

 

di Alessia Giuliani

 

 

Papa Francesco è tornato sull’importanza di una preghiera fatta da “figli”, sincera innanzi tutto, ma soprattutto capace di essere paziente e di essere coraggiosa. Lo spunto dell’omelia nella Messa celebrata a Santa Marta è la prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, con la conversazione tra il Signore e Mosè sull’apostasia del suo popolo.


 

Mosè non cede alla logica della tangente

Il profeta cerca di distogliere il Signore dai suoi propositi iracondi contro il popolo che “ha lasciato la gloria del Dio vivente per adorare un vitello d’oro”. Nel dialogo portato avanti con una audacia incredibile da Mosè che “si avvicina con le argomentazioni” e ricorda al Padre quanto abbia fatto per la sua gente, condotta in salvo dalla schiavitù in Egitto, osa rammentare la fedeltà di Abramo, di Isacco. Nelle sue parole, in questo “faccia a faccia”, traspare il coinvolgimento del profeta, il suo amore per il popolo.

Mosè non teme di dire la verità, non “entra in giochi di tangente”, non cede davanti alla possibilità “di vendere la sua coscienza”. “E questo piace a Dio”, precisa il Pontefice, “quando Dio vede un’anima, una persona che prega e prega e prega per qualcosa, Lui si commuove”.
Niente tangente. Io sono con il popolo. E sono con Te. Questa è la preghiera di intercessione: una preghiera che argomenta, che ha il coraggio di dire in faccia al Signore, che è paziente. Ci vuole pazienza, nella preghiera di intercessione: noi non possiamo promettere a qualcuno di pregare per lui e poi finire la cosa con un Padre Nostro e un’Ave Maria e andarcene. No. Se tu dici di pregare per un altro, devi andare per questa strada. E ci vuole pazienza”.

 
Pazienza e costanza della preghiera
Nella vita quotidiana, purtroppo, non sono rari i casi di dirigenti disposti a sacrificare l’impresa pur di vedere salvati i propri interessi, di ottenere un proprio tornaconto. Ma Mosè non entra nella “logica della tangente”, lui è con il popolo e lotta per il popolo. Le Sacre Scritture sono piene di esempi di “costanza”, della capacità di “andare avanti con pazienza”: la cananea, il “cieco all’uscita di Gerico”.
Per la preghiera di intercessione ci vogliono due cose: coraggio, cioè parresia, coraggio, e pazienza. Se io voglio che il Signore ascolti qualcosa che gli chiedo, devo andare, e andare, e andare, bussare alla porta, e busso al cuore di Dio, e busso di qua … ma perché il mio cuore è coinvolto con quello! Ma se il mio cuore non si coinvolge con quel bisogno, con quella persona per la quale devo pregare, non sarà capace neppure del coraggio e della pazienza”.

 
Avere un cuore coinvolto
Papa Francesco indica, quindi, la “strada della preghiera di intercessione”: essere coinvolti, lottare, andare avanti, digiunare.
Che il Signore ci dia questa grazia. La grazia di pregare davanti a Dio con libertà, come figli; di pregare con insistenza, di pregare con pazienza. Ma soprattutto, pregare sapendo che io parlo con mio Padre, e mio Padre mi ascolterà. Che il Signore ci aiuti a progredire in questa preghiera di intercessione”. 

(Tratto da Aleteia)

 

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