Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 Giò 04/02/2011 14:27 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
GIO', PADRE GINO E LE IMPERFEZIONI DI GESU'
Comincio col dire che secondo me il Gesù che ci
presenta la Chiesa da secoli non entusiasma e
non soddisfa più nemmeno i sacerdoti.
Papa Francesco ha provato a trasmetterci
l'immagine di un Gesù un po' diverso, ma
abbiamo visto quante resistenze incontra.
Sempre secondo me la vicenda che ha riguardato
Giò o padre Gino Burresi, come lo si voglia
chiamare, è stata strumentale per riportarci
all'origine dell'era cristiana, al popolo d'Israele.
Forse per riscrivere la storia della Chiesa se non
addirittura la storia di Gesù.
Badate bene che questo argomento che riguarda
la cristologia non mi era stato accettato da padre
Enzo Vitale, quando mi permetteva di pubblicare
sulla sua pagina personale facebook, prima che
si scatenasse su quella pagina l'ira di Dio, ora è
proprio il caso di dirlo.
Quando parlo di nuova cristologia intendo
riferirmi al discorso delle due nature umana
e divina.
Secondo me c'è qualcosa che non quadra nella
cristologia tradizionale.
Prima imperfezione di Gesù, che non dovrebbe
essere presa ad esempio dalla Chiesa: l'aver
Gesù chiamato alla sua sequela solo uomini,
di uno dei quali si sa pure che fosse sposato,
perché aveva una suocera.
Ora quello che interessa a noi è il messaggio
di Gesù e non che abbia scelto solo uomini
a dispensare il suo corpo e il suo sangue.
I protestanti l'hanno capito e giustamente hanno
la loro quota rosa nel sacerdozio.
Adesso torno un attimo alla vicenda di Padre
Gino.
Che senso avrebbe pensare che Padre Gino
avrebbe espiato con il suo sacrificio di
allontanamento e condanna da parte della Chiesa
le colpe dell'umanità, pur essendo innocente?
Sarebbe una sofferenza sterile che non ci insegna
niente.
Se invece pensiamo che Giò o padre Gino
abbiano rivelato nella loro vita degli aspetti di
Gesù, che non conosciamo dai vangeli canonici,
perché depurati delle sue imperfezioni, allora
avrebbe un senso la sua sofferenza in qualità
di un alter ego di Gesù incompreso.
Se voi vi andate a rileggere la replica di Giò alla
mia risposta al suo messaggio del 2 aprile 2011:
giò 04/03/2011 20:22
ti ringrazio riccardo!
Sono felice di averti vicino!
Questa sera mi tocco in silenzio il labbro superiore,li ho sempre trovato il desiderio di un bacio che,nel tempo gli ho negato e oggi è ancor più desiderato.
Ti ringrazio anche per la canzone che porta piacere alla sofferenza.
Accolgo l'abbraccio materno.
G
perché Giò parlando del bacio lo indica ancora
come un bacio sulle labbra? Ci avete fatto caso?
Secondo me Giò, nonostante siano trascorsi ben
23 anni dall'allontanamento da San Vittorino,
avvenuto nel giugno 1988, è come se
riconfermasse il desiderio di un bacio proprio lì
sulle labbra.
Perché il discepolo Giovanni nell'ultima cena tiene
appoggiato il suo capo sul cuore di Gesù?
Noi non ci troviamo nulla di male, ma ai suoi
tempi?
Ora credo che Giò quando si riferisce alla Chiesa
nel suo messaggio del 2 aprile 2011, è come se
parlasse ai sommi sacerdoti di allora, ai cardinali
di oggi.
E se quelli con il denaro tradivano il loro Dio,
questi sono "madri per gioielli, matrigne per
l'amore."
E' una contestualizzazione ai tempi di Gesù,
quando cadde tre volte sotto il peso della croce
e la Chiesa non ha fatto nulla per raccoglierlo.
Fintantoché di Gesù continueremo a insistere
sul discorso delle nature umana e divina, che
secondo me è stato elaborato a tavolino,
potranno essere scritti centinaia di libri
sull'imitazione di Cristo, ma non riusciremo mai ad
imitarlo, perché è Cristo che ha imitato noi ed è
stato l'unico modo per salvarci.
Riccardo Fontana