Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 Giò 04/02/2011 14:27 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Caro Papa Francesco, oggi Ti invio diverse testimonianze di Piero detto Ciccio.
Fu lo stesso Fratel Gino, con cui Piero instaurò un vero rapporto di amicizia, a imporgli il soprannome Ciccio.
Le testimonianze che ti propongo di leggere sono un po' lunghe ma mai noiose.
Lo stile di Piero, da cortese e garbato, diventa brioso, quando esprime la sua e la mia ferma convinzione che la riabilitazione di Padre Gino Burresi non si sarebbe fatta attendere a lungo.
Purtroppo il nostro rapporto epistolare si è interrotto.
Piero ha cambiato il suo indirizzo di posta elettronica e non mi è stato più possibile raggiungerlo.
Forse non gradiva il mio stile pungente.
Anche sul blog non si è più fatto sentire.
Sarebbe bello, caro Francesco, se Tu potessi farci rincontrare sul blog, perché la sua compagnia era veramente piacevole.
Con questa speranza Ti saluto e Ti abbraccio
con affetto filiale
Riccardo Sante Maria Fontana
Piero
05/11/2011 08:15
Pace a voi tutti che leggete questi righi!
Mi chiamo Piero e scrivo nella speranza di dare un contributo per la riabilitazione di Padre Gino ormai desiderata ed aspettata da molti dei suoi fedeli.
Alcuni giorni fa ho tentato di trovare su un motore di ricerca notizie di Padre Gino, di cui già conoscevo il triste calvario che sta vivendo, e ho trovato questo blog che invita coloro che lo hanno conosciuto a esprimersi su di lui.
Bene, io molti anni fa, precisamente verso l’inizio del 1970 ebbi l’opportunità di contattarlo e in seguito lo frequentai per alcuni anni finché iniziarono per lui i primi dissapori che lo tennero forzatamente lontano dai visitatori del santuario e ancora peggio da coloro che abitualmente andavano a trovarlo..
Per me questa lontananza fu veramente drammatica e faticai non poco a impostare la mia vita senza il conforto e l’affetto che trovavo quando andavo a San Vittorino.
Poiché tra me e il frate (allora era fratel Gino poiché non era stato consacrato sacerdote) si era instaurato un buon rapporto, fui testimone di qualche piccolo sfogo sulla sua situazione che viveva e, ancor più, il diverso tempo di attesa necessario per aspettare il mio turno faceva si che potessi ascoltare le testimonianze di molte delle persone che attendevano anch’esse di essere ricevute.
Tutto ciò ed altre esperienze mi fecero capire molto bene che avevo la fortuna di avere un buon rapporto con un grande mistico veramente caro a Dio e potenzialmente capace di fare molto per la chiesa che serviva.
Quegli anni per me furono pieni di difficoltà e di grande impegni a causa degli studi che affrontavo e della situazione familiare in cui mi trovavo, ma riuscivo a superare tutti gli ostacoli che si presentavano e mi sentivo sereno e felice anche se non mancavano brevi momenti di abbattimento e di tristezza.
Poi i problemi incominciarono ad infittirsi a causa di un mio zio (fratello di mia madre) che, separatosi dalla moglie, venne a vivere a casa nostra, infatti poiché mio padre era morto tentava di prendere le redini del menage familiare e ad interessarsi del rapporto che avevo col frate, incominciò a dire che non era necessario che mi recassi da lui, insinuava che l’obiettivo del frate era che entrassi nella sua congregazione (non era assolutamente vero); successivamente incominciò anche il parroco del nostro paese a dirmi che facevo male a recarmi a san Vittorino (cosa che facevo circa una volta all’anno ).
Senza portarla alle lunghe anche a San Vittorino incominciai a vedere imbarazzo nei miei confronti finché mi fecero capire che non era il caso che continuassi ad avere dialoghi con fratel Gino.
Ciò mi turbò moltissimo, non riuscivo a capire il motivo di questo voltafaccia e a volte vivevo momenti di risentimento verso il frate.
Passarono molti anni (20-25), non ricordo bene), quel mio zio ormai ha abbandonato questa terra da più di dieci anni, come pure il parroco del mio paese e mia mamma; ho una certa età e di conseguenza vedo la realtà da un’angolazione più ampia e più obiettiva ed inoltre il buon Dio, grazie ai meriti di Gesù, mi dà di tanto in tanto rivelazioni che illuminano quei momenti bui che vissi in seguito a quel forzato distacco da frate Gino facendomi comprendere molte cose che a quel tempo non immaginavo.
Finalmente ho capito, e ne ho avute le prove, che fu quel mio zio che manovrò per allontanarmi da San Vittorino facendo pressioni, (a insaputa mia e di mia madre), sul parroco e su qualcun altro nel tentativo di allontanare qualsiasi ostacolo dal suo progetto di trovare una stabilità familiare nella casa di mia mamma (sua sorella) dato che non aveva più intenzioni di risposarsi.
Le vicessitudini da me vissute, che ho espresso in maniera molto, ma molto, ma veramente molto sintetica, spesso svilupparono sentimenti di risentimento vero Padre Gino e potrò aver avuto qualche sfogo con qualche sacerdote da cui andavo a confessarmi, ma con mia meraviglia notavo che costoro, tutti costoro, non parlavano bene del frate, non solo, ma se in qualche circostanza, in cui vivevo momenti di serenità, accennavo che volevo raccontare con calma le mie esperienze col frate per chiarire certe situazioni che mi avevano coinvolto (che avrebbero contribuito a mettere in evidenza la sua santità), mi sentivo dire che non dovevo esprimermi su questo mio rapporto col frate perché coloro che lo stavano giudicando non dovevano avere condizionamenti da chicchessia.
Credo che ciò sia capitato a molti altri.
Datato l’invito che Riccardo fa a chiunque avesse conosciuto il frate, io affermo con tutta la mia sincerità e pubblicamente che se ho ricevuto qualche sgarberia o comunque qualche torto da padre Gino o dalla congregazione degli oblati di Maria Vergine, io perdono con tutto il cuore ed inoltre, se in qualche circostanza ho mancato di carità verso il frate o verso la sua congregazione o peggio ancora se ho sparlato verso di loro, chiedo perdono umilmente.
Spero che questo mio scritto possa aggiungersi a tanti altri che come me hanno conosciuto il buon frate Gino e che possano contribuire a farlo riabilitare perché ha rivelato a quanti lo hanno conosciuto il vero volto Di Gesù
Pace e bene a tutti e che l’amore di Dio possa illuminare i vostri passi e far trionfare la verità.
Piero
05/28/2011 14:29
Caro Riccardo!
Mi hai chiesto un parere sul racconto di HansS che compare su un altro blog, bene sono riuscito a trovare lo scritto di Hans e a leggerlo.
Ho trovato il suo racconto molto sincero,
ma ho notato anche che il poco tempo che è rimasto a San Vittorino e la sua giovane età non gli hanno permesso di formarsi un’idea obiettiva su fratel Gino e comunque dal suo racconto non emerge nessun chiaro riferimento ad atti libidinosi vissuti nel convento.
Compare un chiaro risentimento verso il modo con cui fu trattato dal padre che sicuramente è stato il fattore principale lo ha portato a descrivere le sue esperienze in modo da permettere al lettore di immaginare situazioni torbide.
Quale può essere stato il risentimento che ha provato HansS?
Sicuramente quello derivante dal fatto che si aspettava qualcosa di diverso sia nel caso che dovesse abbracciare la via del convento o che se dovesse mettere su famiglia.
Padre Gino, e credo che effettivamente sarà stato scortese con lui, era solito avere questi atteggiamenti poco delicati verso le persone con cui aveva a che fare.
Con me fu sempre gentile e cordiale, ma nei diversi viaggi che feci a San Vittorino, nell’attesa che arrivasse il mio turno, ne sentivo di tutti i colori.
A parlare era anche quell’omone che era addetto ad aprire la porta quando si accendeva la lampadina che segnalava la fine del dialogo.
Una volta raccontava che una monaca che era andata a parlare con l’allora fratel Gino era uscita dalla stanzetta bestemmiando,
non so perché ma, posso immaginare che non si fosse sentita capita dal frate.
In un’altra circostanza raccontava che una monaca, in presenza di altri fedeli si era avvicinata al frate per chiedere
una grazia e fratel Gino in maniera ironica avesse detto” porti i vestiti così corti e vuoi che Dio ti faccia la grazia?” faceva riferimento al vestito dato dal convento alla monaca.
Un’altra volta portai a san Vittorino una mia lontana parente (c’era molto bisogno nella sua famiglia), lei entrò prima di me e in quei pochi minuti sentì gridare il frate e sbattere i suoi piedi sulla pedana facendo un gran rumore.
Quella mia parente uscì piangendo e confusa.
Poi toccò a me entrare, un poco confuso, e il frate lo trovai molto sereno e cordiale.
Avrei molto da raccontare, ma poi quando finisco?
Vedi Riccardo, voglio farti una confidenza, il rapporto che legava me a fratel Gino era un rapporto esistenziale.
Fui costretto ad andarlo a trovare in seguito a dei problemi che si verificavano
nella mia casa da quasi due anni ( tra il 68 e il 70).
Infatti per risolvere quei problemi occorreva fare delle preghiere di liberazione sulla casa in cui abitavo insieme a mia madre e mia zia ma, quando parlavo con il parroco, con altri sacerdoti e monaci costoro mi dicevano che mi sbagliavo e il problema non veniva risolto e i disturbi andavano aumentando.
Prima ancora che io mi rendessi perfettamente conto di cosa succedeva, mia madre chiamò una nostra zia che viveva a Roma con l’intenzione che restasse in casa nostra per 15-20 giorni, costei dopo
una settimana di permanenza nella nostra casa ritornò frettolosamente a Roma, ma prima di andar via mi disse che in un paesino vicino Roma c’era un giovane monaco non ancora sacerdote con le
stimmate, che lei era andata a trovarlo, ma che ne era uscita sconvolta.
Poi andò via.
Noi in casa non ci preoccupavamo più di tanto perché pensavamo che quelle fossero manifestazioni ( rumore di passi, spostamento di sedie ecc..) del caro papà che era morto da alcuni mesi, ma poi
non potetti più stare in quelle condizioni e mi decisi di recarmi a Roma.
Quando quel pomeriggio arrivai a San Vittorino trovai fratel Gino che chiacchierava con delle persone, mi avvicinai e gli raccontai molto sinteticamente quello che succedeva nella nostra casa; mi disse di pregare e dopo altre poche parole di circostanza, anche con le altre persone che si trovavano la, si ritirò.
Al mio rientro a casa quei disturbi (rumore di passi, spostamento di oggetti, botti abbastanza rumorosi dentro gli armadi ecc..) incominciarono ad attenuarsi fino a scomparire del tutto.
Ciò mi fece capire che avevo a che fare con una persona molto seria e veramente cara a Dio e ciò mi spinse a ritornare spesso a trovarlo e a diventare amici.
In casa vivemmo tranquillamente quei brutti momenti ma, ancora eravamo convinti che a rivelarsi con quei rumori fosse lo spirito di mio padre.
Solo dopo molti anni, quando incominciai a frequentare carismatici che parlavano di Dio capì che si trattava di ben altro.
Scoprii che i miei nonni avevano fatto delle sedute spiritiche in casa (non in quella che abitavamo).
Che un nostro cugino a quel
momento vivente e sulla sessantina era un appassionato accanito di tutto ciò che riguardava lo spiritismo e l’occulto in genere.
Quando dopo un anno ritornai a San Vittorino, anche per informare il frate di come si erano evolute le cose, dietro consiglio di mia madre dissi al frate che mia intenzione era quella di sposarmi.
Fratel Gino non ebbe atteggiamenti negativi o di nervosismo, anzi mi incoraggiò ad incominciare a cercare ma, anche di stare attento.
I problemi nella nostra casa continuarono a manifestarsi in maniera diversa, questo mi spingeva ad andare a trovare l’ormai mio amico Gino finché poi incominciò a diventare tutto più difficile
principalmente per l’intromissione nella mia vita e nella nostra casa di un mio zio.
Caro Riccardo, sulla mia storia si potrebbe scrivere un libro, quello che ho detto è la millesima parte di quanto ho vissuto; sicuramente avremo modo di risentirci anche perché tra un paio di
settimane sarò meno impegnato con il mio lavoro.
Per ora sento che devo smettere, sono un poco stanco e poi uno scritto molto lungo non viene letto o letto ponendo poca attenzione.
Se ti senti con padre Gino dagli i mie saluti e digli che ho molta stima di lui e se ci sono stati momenti di attrito tra me e lui so che non sono stati causati da lui.
A Dio sia la gloria e che la santa ed attesa verità possa venire a galla.
Con affetto Piero
Piero
05/23/2011 17:36
Carissimo Riccardo! Sono favorevolissimo alla riabilitazione di padre Gino Burresi.
Appena il tempo me lo permetterà vorrei scrivere una lettera aperta a Papa Benedetto XVI per mettere in evidenza il bene che ha fatto padre Gino a quanti lo hanno conosciuto e le difficoltà che ne sono derivate in seguito ai provvedimenti disciplinari adottati.
Pace e bene a te, alla tua famiglia e a quanti leggono questi pochi righi. Piero.
Piero
Pace e bene a tutti i lettori di questo blog!
A volte rimango frastornato, confuso, come se inaspettatamente venissi a conoscenza di verità che contraddicono e confutano le mie convinzioni e certezze.
Carissimi lettori, se avete un poco di esperienza della vita e se vi siete un poco soffermati a riflettere su quanto si racconta sia su riviste che tra amici e colleghi, sapete o avete semplicemente sentito che della omosessualità si può guarire se interviene il prezioso aiuto di un dottore o di uno psicologo.
La scienza ormai insegna che ogni individuo ha nel suo DNA i caratteri maschili e femminili, l’uomo è quello in cui predominano quelli maschili, la donna quello in cui predominano quelli femminili.
Per questo motivo a tutti noi è capitato di sentir parlare una donna con voce un poco maschile e, viceversa, un uomo con una voce leggermente femminile.
Tutti dovremmo sapere che i capelli dell’uomo verso la parte centrale del cranio sono dominati da caratteri maschili e quindi tendono a cadere, mentre quelli posti lateralmente sono dominati da ormoni femminili e quindi sono più resistenti; motivo questo che spiega perché le donne tendono a perdere i capelli più difficilmente dell’uomo.
Poi si sa anche che le tendenze verso l’altro sesso possono essere influenzate da una educazione sbagliata o da esperienze negative avute nella prima infanzia e nell’adolescenza.
E se poi questi due fattori si sommano fra di loro cosa succede?
Semplice, il problema diventa più difficile da risolvere per un buon dottore e richiede molta collaborazione da parte del paziente.
Ancora siamo nel campo delle situazioni sanabili grazie all’intervento umano che in molti casi ha dato i suoi frutti benefici.
Ma finora abbiamo parlato di situazioni umane che appartengono al mondo e al suo lavoro, non abbiamo preso in considerazione l’intervento divino.
Se non sbaglio esistono anche le guarigioni ottenute in seguito a intercessioni, a preghiere di guarigione (circa quaranta anni fa ebbi una breve amicizia con un frate mio coetaneo appartenente all’ordine dei conventuali, questui aveva fatto tutti gli studi necessari per essere ordinato sacerdote ma, non era stato ordinato perché soffriva di epilessia e poteva avere una mancanza mentre celebrava.
Passarono alcuni anni poi un giorno andai nel convento per chiedere di lui, seppi che era stato trasferito in un monastero lontano, che era guarito e che era stato ordinato sacerdote).
Le intercessioni fatte a Dio tramite Gesù o tramite santi non sono un mistero (perché si andava a Foggia per confessarsi da Padre Pio?); queste intercessioni ormai sono ben conosciute e avvengono sia nella sfera cattolica che in quella evangelica, pentecostale ecc.
E allora cosa dobbiamo pensare degli Oblati di Maria Vergine e di Padre Gino dopo tutto quello che si sta dicendo ed è stato fatto sul nostro caro sacerdote?
Siamo convinti che padre Gino aveva dei grandi carismi, che era totalmente al servizio della chiesa cattolica che serviva con fedeltà e costanza, siamo convinti che il profumo che si avvertiva in sua presenza non derivava da sostanze nascoste tra i vestiti anche perché a volte si sentivano e a volte no ed ancora, a volte anche a distanza di centinaia di metri o di parecchi chilometri?
Se è vero quanto si dice su di lui allora bisogna concludere o che i suoi confratelli Oblati non si erano accorti di nulla o che Dio distrattamente si era dimenticato di non far mancare alcunché a qualcuno che si massacrava di lavoro nella sua vigna.
No cari fratelli, io ho conosciuto padre Gino quando era ancoro giovane, poteva avere 37-38 anni; la prima volta che fui ricevuto da lui mi disse cose che conoscevo soltanto io, la celletta in cui eravamo era inondata di profumo, mi disse come avrei dovuto impostare la mia vita e infine, prima di congedarci, mi abbracciò e in quell’abbraccio sentii che emanava un calore molto forte che non può avere una persona in normali condizioni di salute.
Quell’abbraccio poteva essere considerato un atteggiamento equivoco?
A voi la risposta.
Come si saranno potute creare e sviluppare le accuse su atteggiamenti omosessuali da parte di padre Gino è facile intuirlo?
A mio parere, sicuramente durante l’esperienza da seminarista qualche ragazzo avrà incominciato ad avere dei ripensamenti, a nutrire l’idea di ritirasi dal santuario e per liberarsi da sentimenti di colpa il suo inconscio avrà fatto riferimento a ricordi di esperienze di qualche abbraccio o bacio ingigantendoli di quel tanto per far sentire il giovane vittima di un sopruso e motivare così il suo distacco dal seminario.
In altre parole nel giovane venivano a svilupparsi pensieri di questo genere: “ sto abbandonando il seminario ma, è perché sono stato scandalizzato da questo, da quest’altro ecc… “
Bene, questo è quello che penso, ma è solo una mia interpretazione fatta sulla base delle mie esperienze avute a San Vittorino quando ero solito recarmi circa una volta all’anno sia perché la mia situazione familiare lo richiedeva, sia perché padre Gino sapendo i problemi in cui mi trovavo mi aveva detto: “ quando hai bisogno vieni, io sto qui appunto per voi”.
A Dio sia la gloria e che il buon senso prevalga su ogni nostra affermazione e che sentissimo tutti la necessità di ispirarci ed essere coerenti a quanto si legge nella Parola di Dio in Proverbi 24 versetti 11-12:
Libera quelli che sono condotti a morte,
e salva quelli che, vacillando, vanno al supplizio.
Se dici: “Ma noi non ne sapevamo nulla !...”
Colui che pesa i cuori non lo vede forse?
E non renderà Egli a ciascuno secondo le sue opere?
Caro Riccardo sto per finire e spero di non aver offeso qualcuno, in caso che avessi urtato la sensibilità di qualche lettore chiedo umilmente scusa.
Ora ti chiedo un’informazione per avere le idee più chiare sulla mia e nostra una sospirata riabilitazione di padre Gino; ho capito bene che a San Vittorino si possono depositare le proprie testimonianze e impressioni presso il padre superiore?
E in caso affermativo tali testimonianze è preferibile farle per iscritto, si può andare personalmente a San Vittorino ed inoltre, ci sono limiti di tempo per consegnarle?
Scusa il mio imbarazzo ma, sono sul blog da pochi giorni, e tempo per leggere tutto ne ho, almeno per adesso, molto poco.
Un caro saluto.
Piero detto Ciccio.
Piero
ANNIVERSARIO DEL 40° ANNO DAL GIORNO CHE TI INCONTRAI PER LA PRIMA VOLTA.
Caro padre Gino, se ti ricordi di me, sicuramente sai che non sono un poeta, ma scrivere una semplice poesia poi non è certo un’impresa che può compiere un poeta di rango.
Nella sua semplicità ho voluto esprimerti quell’amore che tanto ha impregnato il tuo ministero e quanti ti conobbero.
La lunga lontananza ha indebolito i legami che legavano te ai tuoi amici, ma in molti di noi rimane ancora quel tenue filo che con l’aiuto di Dio può diventare una robustissima fune che ci terrà
ben stretti e saldi a te.
Ti prego, nell’occasione della ricorrenza di questo tuo compleanno di ricordarti di quanti avevano sperato nelle tue preghiere e volersi sentire sicuri sotto la tua affettuosa protezione.
E’ vero nessuno di noi o comunque solo pochi hanno meritato tutto quel bene che versavi su di loro e molti addirittura non lo hanno capito, ma ciò non ti sia di cruccio perché l’uomo è fatto cosi, è molto
limitato a tal punto che non riesce a vedere il bene che gli viene posto sotto gli occhi.
In occasione di questi miei righi ti pongo davanti le ansie e le esigenze di quanti ho conosciuto su questo blog e in particolare di Riccardo, Pietro e Savino, necessità che sicuramente vivono eche sarebbero ben felici di poterle esprimere direttamente a te.
Tu sei un uomo benedetto da Dio e la gloria di Dio non viene certo offuscata e fermata da paletti e recinti che possono porre le
persone quindi, anche se sei fisicamente lontano da noi, le tue preghiere avranno il loro effetto.
Se poi nella tua bontà vuoi fare un pensierino anche a me, questo mi riempirebbe sicuramente di grande gioia gioia.
Un caro saluto e un augurio di cuore perché tu possa ritornare ad ascoltare le nostre ansie e a porre sulle nostre ferite quel balsamo celeste che proviene dal cielo.
Piero.
IN OCCASIONE DEL COMPLEANNO DI PADRE GINO
Nei miei molti pensieri sempre sei presente tu Il mio più bel ricordo e ancor molto di più.
Tutto di te provenne dal cielo
Ma ci fu chi pronto ti coprì con un velo.
Tutto di te ha parlato d’amore
e chi ti conobbe prova ora un grande dolore.
Del grande conflitto che ti procurò tanto male non avere timore finirà in fondo al mare
la Madre celeste con in braccio il suo infante
vuol portarti alla luce glorioso e trionfante.
Piero.
LA GRANDE FESTA
Sono un sincero tuo amico
che vuole piegare il nemico
e abbracciarti e lodare il buon Dio
che per te ho pregato pur’io.
La catena di ferro ben presto cadrà
e in Cielo e in terra gran festa sarà.
Lo so, ci vorrà molto impegno,
ma dimenticato sarà quel brutto disegno.
Coraggio o buon Gino il tuo dolor non è vano
son perle preziose tenute da Dio nella mano.
In Cielo il banchetto è già pronto,
a nessuno sarà fatto lo sconto
e i santi attendono insieme
il segnal della tromba che freme
per cantare e ballare festosi
lodando il Signore felici e gioiosi.
Piero.
Dedicata a padre Gino, ho semplicemente osato perchè è la prima poesia che faccio nella mia vita. Spero che sia di conforto al destinatario se la leggerà.
In occasione di quel grande avvenimento per noi che abbiamo ancora i piedi su questa terra Riccardo, sicuramente sarà d’accordo, organizzerà e inviterà tutti noi a una cena di esultanza e di ringraziamento al buon Dio.
Al ristoratore si pagherà alla romana, sia perché sicuramente si terrà a Roma e sia perché ognuno, spero tanti, si sentirà libero di consumare quello che vuole.
A Dio sia la gloria. Pace e bene a tutti.
Piero
LA GAMBA DEL MAIALINO
Caro Riccardo, mando in onda su questo blog un racconto che potrebbe schiarire le idee sul comportamento di Padre Gino.
Si tratta di un racconto che mi faceva mia madre quando ero piccolo leggendolo e commentandolo da un libricino di cui non ricordo il titolo e l’autore, allora avevo circa sei sette anni.
In un primo momento ho pensato che tale racconto si trovasse sui fioretti di San Francesco e per essere sicuro che fosse effettivamente riportato su questo libricino l’ho scaricato da Internet ma, mi sono accorto che non era contenuto in esso, quindi non posso fare riferimento ad una fonte; comunque il lettore può essere sicuro che non proviene dalla mia fantasia.
Spesso mia madre mi leggeva che nei primi tempi della vita delle comunità francescane, quando si viveva veramente in povertà e in misere capanne, un frate (facciamo finta che si chiamasse frate Leonardo) si ammalò gravemente e mentre era in questo stato di prostrazione fisica sentì la necessità di mangiare della carne; per soddisfare questa sua esigenza si rivolse ad un suo confratello che lo assisteva (facciamo finta che questo confratello si chiamasse frate Elia) e lo pregò che gli procurasse della carne.
Frate Elia si mise all’opera e girando per le campagne trovò una mandria di maiali e con la massima disinvoltura con un coltello recise una gamba da un maialino e ritornò con essa dal confratello Leonardo per cucinarla.
Nel frattempo il guardiano della mandria si accorse di quanto era accaduto e subito adirato corse a trovare frate Elia per farsi risarcire del danno subito.
Frate Elia, che ancora non aveva iniziato la cottura del cibo tanto desiderato, una volta raggiunto dal mandriano tutto compunto chiese scusa e disse che avrebbe subito rimediato al male fatto; si recarono presso il luogo dove c'era il maialino dolorante e gli riattaccò la gamba facendolo ritornare alla completa normalità.
Il proprietario del maialino nell’assistere a questo grande miracolo si convertì e chiese scusa se si fosse adirato verso il frate.
Ho riportato quanto ho potuto ricordare da una lettura fattami da mia madre molti anni fa, potrò aver ricordato male qualcosa ma, il contenuto nel suo complesso è quello che ho espresso.
Che conclusione possiamo trarre da questo racconto?
Innanzi tutto pongo una domanda.
Frate Elia fece un furto, fece una violenza ad una persona o ad un animale?
Forse sì, ma allora erano altri tempi, i conti si regolavano in maniera molto diversa da come si regolano adesso, ma alcune cose emergono con prepotenza e su queste dobbiamo riflettere.
1) Quando si vive nel mondo ma, non per il mondo si può perdere il senso della realtà e l’idea del bene e del male viene gestita in maniera diversa da come viene intesa comunemente.
2) Davanti a Dio le nostre azioni vengono valutate in maniera diversa da come le valutiamo noi.
3) A volte certe azioni, apparentemente malvagie, possono essere permesse o volute da Dio per farle diventare occasione di grazia e conversione.
Queste riflessioni si adattano molto bene al caso di padre Gino.
1) Padre Gino potrebbe aver usato qualche toccatina o bacio di troppo, ma era cosciente che faceva qualcosa di indelicato?
In tal caso non era il suo immenso amore verso i suoi simili che lo trascinava in queste effusioni?
Era stato sufficientemente consigliato in merito dai suoi superiori?
E se no perché non gli furono dati suggerimenti in proposito?
Perché non era stato messo in guardia?
2) Davanti a Dio quei momenti, ammesso e non concesso che ci siano stati, erano di peccato e se si, come si spiegano le grazie che ricevevano le persone quando si rivolgevano a lui?
Io Piero ne so qualcosa!!!
3) Non potrebbe essere che furono permissioni di Dio per fini che a noi sfuggono?
Come vedi Riccardo le accuse su presunti abusi sessuali, nel caso di padre Gino, possono essere facilmente smontate e se si riflette seriamente si nota che queste sono fondate su supposizioni, valutazioni frettolose e momentanee, interpretazioni fatte per un mero interesse.
Poi ci sono gli abusi nelle confessioni.
Leggevo su un articolo, forse mandato in onda proprio da te Riccardo su un altro blog.
Tali abusi dovevano trattarsi di appunti da prendere sulle confessioni o confessioni o meditazioni di gruppo ma, non vi sembra che dopo il concilio vaticano secondo ci fu un’apertura verso altre esperienze come quelle, giusto per fare un esempio, che portarono alla nascita del movimento dei neocatecumenali?
La decisione relativa alla condanna si appiglia ad accuse che facilmente possono essere confutate e per tale ragione io credo che non si sta facendo altro che ripetere il procedimento di condanna che fu usato già verso padre Pio.
Condanna, forse scomunica, che poi venne annullata. Speriamo che sia anche così per padre Gino.
Pace e bene a tutti. Piero.
Piero
05/18/2011 16:33
UNA SEMPLICE COINCIDENZA?
Quello che sto per raccontare non so se è un semplice fatto senza alcun significato o una delle diverse coincidenze con significati ben precisi, che prima o poi riuscivo a scoprire, che si verificavano nella mia vita dopo che conobbi Frate Gino nel lontano 1971.
Io a tutt’oggi non riesco a dare una spiegazione valida, ma voi che leggete meditate!
Il periodo preciso non lo ricordo con precisione, ma doveva essere ottobre o novembre del 1981.
Quella mattina mi trovavo a camminare per una stradina del centro storico di Bari, potevano essere le ore 10 o le 11 e non avevo faccende importanti da sbrigare.
Sul lato destro della strada che percorrevo a piedi molto più avanti c'era una chiesa molto antica e vedevo dei giovani entrare dalla porta principale; un poco per curiosità, un poco perché ero abituato a farlo, entrai anch'io nella chiesa, nella quale non ero mai stato prima di allora.
Vidi che una ventina di giovani sui 14 – 15 anni erano seduti ordinatamente sulle panche e di fronte a loro un sacerdote che stava per prendere la parola; scoprii poi che era un superiore di un monastero benedettino.
Questo sacerdote incominciò a parlare e raccontò in sintesi la storia di San Benedetto, il fondatore dell'ordine dei benedettini.
Ricordo benissimo che disse che San Benedetto in seguito alle incomprensioni (lui usò la parola “persecuzioni”) del parroco o di un prete del luogo dove viveva, dovette abbandonare la sua casa e ritirarsi lontano dove visse come eremita per una diecina di anni.
Disse che in questi dieci anni san Benedetto visse nella più squallida povertà senza curarsi di se stesso e meditando su quello che doveva fare.
Intanto il parroco del suo paese si era pentito di come lo aveva trattato e lo invitò a tornare nel luogo che aveva abbandonato.
San Benedetto però non accettò poiché ormai era convinto che l'incomprensione tra lui e il parroco era stata una permissione del Signore per affidargli una missione molto importante.
Incominciò ad avere dei proseliti e da ciò nacque l'ordine dei benedettini.
Finito il racconto distribuì degli opuscoli che parlavano delle regole dell'ordine dei benedettini, di cui uno fu dato anche a me.
Questo avvenimento non mi sembrò essere avvenuto per puro caso, avevo la netta sensazione che si trattava di un messaggio, ma era avvolto troppo nel buio, intravedevo in esso delle coincidenze di cui non riuscivo ad individuarne il motivo.
Da quando avevo incontrato Fratel Gino, spesso mi capitavano coincidenze, di cui in seguito riuscivo a capirne il significato.
Passarono molti anni e quell’avvenimento mi ritornava alla mente nei minimi dettagli ma, non riuscivo a dare una interpretazione convincente.
Dopo una ventina di anni questo fatto, pur non dimenticandolo, non occupò più i miei pensieri come una volta.
Alcuni mesi fa, riflettendo su Fratel Gino, ormai Padre Gino, sulle sue disavventure, dovute più a incomprensioni e al fatto che alcuni anni fa fondò una nuova congregazione, mi sembrò di cogliere una similitudine tra la storia di San Benedetto e quella del buon Padre Gino.
La mia è solo una intuizione, una associazione di avvenimenti che non bisogna trascurare né prendere troppo sul serio.
Ho ritenuto opportuno scrivere questa mia riflessione e mandarla in onda, perché sia confrontata con le esperienze di altri amici di Padre Gino che hanno avuto la possibilità di conoscerlo e arricchirsi della sua santità.
Pace e bene a tutti e prudenza nel fare delle affermazioni perché siamo degli strumenti inutili che solo la sapienza di Dio può usare con rettitudine.
Piero.
4 luglio 2011
Caro Riccardo, io fui al corrente di quanto era successo a Padre Gino dopo una settimana dal suo trasferimento in Austria, fui avvertito dal viceparroco del mio paese.
Io in quel periodo avevo molto bisogno di consigliarmi con Padre Gino, ma dovetti rassegnarmi.
Io seguivo la faccenda e quasi ogni anno mi recavo a San Vittorino per conoscere le novità.
Una volta un sacerdote mi disse di scrivere la mia richiesta e di consegnarla a lui e che lui poi l’avrebbe fatta arrivare a padre Gino e che in seguito avrei ricevuto una risposta.
Dopo alcune settimane ricevetti una lettera da San Vittorino scritta a nome di padre Gino, non firmata e con una calligrafia molto spigolosa e piena di angoli.
Dopo un anno sentii la necessità di sentirmi con padre Gino, seppi che stava a Montignoso e conoscevo anche il suo numero di telefono.
Telefonai e rispose un sacerdote, chiesi di poter parlare col Padre e lui, dopo essersi sentito con padre Gino, mi rispose di mandare la mia richiesta a San vittorino e che poi da lì l’avrebbe ricevuta.
Padre Gino, una settimana prima che fosse trasferito fu mandato proprio in Puglia e precisamente a Francavilla Fontana dove rimase per tre o quattro giorni.
Un sacerdote mi propose di andare a trovarlo e che avrei potuto parlare con lui ma, in sua presenza.
Mi rifiutai, sia perché non avevo al momento qualcosa da chiedere e sia perché ero ancora molto amareggiato a causa del poco entusiasmo che aveva provato nel parlare con me.
Però volli andare di sorpresa ed ascoltare la messa che avrebbe detto.
Ricordo che fece un’omelia quasi piangendo e individuai un messaggio che poteva essere una esortazione a come comportarmi.
Fu un’occasione che volle darmi prima che si separasse da me (spero non definitivamente).
Vedi Riccardo, la grazia che desideravi dovevi esprimerla direttamente a lui, o verbalmente o per lettera.
Per lettera credo che lo facesti, ma bisogna vedere le condizioni in cui Gino si trovava in quel momento.
Da una persona che frequenta i Sala (casa dei “Servi del Cuore Immacolato di Maria”) mi risulta che spesso si organizzano dei pulman per Montignoso, ma ad oggi non so che si va a fare, ti potrò dire qualcosa dopo che sarò andato ai Sala fra qualche settimana.
Perché, come avrai capito da quanto ti ho scritto, monitoro la situazione del mio padre spirituale di cui ho bisogno, un poco per amore e un poco perché per me era una risorsa.
Se tutto andrà bene diventerà una risorsa anche per te (e ne sono sicuro che lo vorrai), stanne sicuro, il buon Padre Gino l’ho conosciuto molto bene.
CARO RICCARDO
Man mano che ci conosciamo incomincia a crearsi una maggiore confidenza e fiducia tra noi stessi ed allora voglio raccontarti qualcosa di più sulla mia vita e rispondere cosi ad eventuali interrogativi che potresti porti su di me.
Da più di 10 anni sto cercando di dare un contributo per la riabilitazione di padre Gino, sia perché lo ritengo un grande santo e sia perché per me era una miniera di grazie, di cui spero non aver abusato.
Lui una volta mi disse: “qualunque cosa mi chiederai io te la concederò” (se Dio lo permette).
Non so se queste furono le sue parole che effettivamente espressero la sua affermazione e promessa; sono passati quasi 40 anni da quando avvenne ciò, era la seconda o terza volta che lo andavo a trovare.
Poiché potevo fare riferimento a molti segni miracolosi ricevuti e sia perché per me era un padre oltre che un fratello, ho cercato sempre di contattare qualcuno a cui confidare i miei sentimenti ed esperienze. Un vescovo poco mancò che mi cacciasse via, alcuni sacerdoti cambiavano abilmente discorso, alcuni carismatici si esprimevano in maniera poco chiara.
Una volta e fu nel 2004 passai da Carmiano, che è un paese in provincia di Lecce e seppi che in questo paese c’era una casa dei “Servi del cuore immacolato di Maria”, poiché il tempo me lo permetteva, volli passare da lì per veder cosa effettivamente c’era e di cosa si trattava.
Quel giorno, verso le ore 10, mi presentai dai “SALA” (così si chiamava la casa dove erano ospitati) e suonai il campanello, venne ad aprirmi quello che era il superiore, un certo padre Armando.
Mi presentai, dissi che ero un figlio spirituale di Padre Gino, chiesi informazioni sulla sua situazione e seppi che da Carmiano partivano di tanto in tanto dei pulman per Montignoso e che i fedeli potevano vedere e salutare padre Gino da lontano.
Padre Armando mi disse anche di essere un calabrese e poi ci congedammo.
In quel momento non ero ancora preparato per fare un racconto molto dettagliato delle mie esperienze, perché molti tasselli ancora mi mancavano e non c’era una necessità impellente.
Dopo un paio di anni seppi che padre Gino era stato condannato definitivamente ed allora pensai di chiedere un incontro in cui potessi parlare con calma e per un certo periodo di tempo sulle mie esperienze avute a San Vittorino.
Mandai una lettera ai SALA facendo questa richiesta.
Dopo qualche mese ricevetti una telefonata da un certo padre Livio della comunità che si trova ad Ostuni (BR) e prendemmo per la domenica successiva un appuntamento presso i SALA, perché quella domenica padre Livio doveva venire a Lecce (dopo seppi che presso la diocesi di Lecce frequentano i seminaristi della congregazione dei “Servi del Cuore Immacolato di Maria”).
Preparai foto, lettere e tutto quello che potevo esibire e mi recai all’appuntamento.
Pensavo che avrei potuto parlare a livello di confessione, nella massima riserbatezza ed invece vidi che avevano preparato una telecamera e un registratore.
Padre Livio mi fece una intervista, che durò circa 2 ore, durante la quale appresi che padre Livio era fratello di padre Armando, che erano entrambi calabresi e che padre Armando ora si trovava a Fatima con un incarico molto importante.
Poiché venni preso alla sprovvista, non mi sentii di fare riferimento a situazioni che coinvolgevano altre persone e quindi omisi una parte di quello che mi ero programmato di dire e che forse era molto importante.
Due anni fa, terminato l’anno scolastico, volli fare un altro tentativo.
Padre Livio era e forse è tutt’ora ospite a Ostuni, quindi feci una telefonata presso quella comunità e mi dissero che per il lunedì successivo P. Livio sarebbe ritornato da un viaggio; il giorno successivo a quel lunedì volli fare una sorpresa e mi recai ad Ostuni.
Potevano essere le 17,30; un frate mi disse che padre Livio stava riposando e allora mi accontentai di parlare con un altro sacerdote.
Parlammo in piedi, per circa una mezz’ora, poi, un poco deluso, ci salutammo e ritornai a casa.
Dopo qualche settimana telefonai a Padre Livio, dicendogli che volevo parlare di padre Gino nel tentativo di aiutarlo e lui mi rispose che quando ce ne sarebbe stato bisogno sarebbe stato lui stesso a chiamarmi.
Finora nessuna chiamata.
Un caro saluto a te e a tutta la tua famiglia.
Piero.