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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 Giò 04/02/2011 14:27 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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AGENDA PADRE GINO BURRESI 2014 - LA TERRA HA PANE PER TUTTI

 

 

 

http://www.larena.it/stories/Cultura/589905_il_pane_per_tutti_c_ma_muoiono_10_milioni_di_bimbi/

 

 

 

Il pane per tutti c'è ma muoiono 10 milioni di bimbi

 

 

Ogni anno una strage: perché? Le colpe della politica Il paradosso degli africani «sfrattati» perché le terre restino incolte a compensare il nostro inquinamento

Carestia in Africa in una foto d'archivio della Fao

Carestia in Africa in una foto d'archivio della Fao

La sovrappopolazione non è la causa della crisi alimentare che tuttora affligge parte dell'umanità: l'attuale produzione globale supera infatti ampiamente il fabbisogno complessivo stimato. Abbiamo risorse sufficienti per sfamare nove miliardi di persone eppure in 850 milioni soffrono gravemente la fame, il 35 per cento dei quali sono bambini al di sotto dei cinque anni, con 10 milioni di morti l'anno (dati dell'ultimo rapporto Unicef, organizzazione delle Nazioni Unite per l'infanzia). Le cause: lo spreco di cibo, nell'ordine del 35 per cento, talvolta anche solo per mantenere remunerativi i prezzi; la destinazione dei terreni a colture pregiate, o destinate ad alimentare gli animali, o a biocombustibili o, semplicemente, a «verde compensativo» per emissioni di CO2 prodotta in altre parti del mondo. Ci sono poi eventi climatici devastanti, conseguenti al riscaldamento globale, che colpiscono le popolazioni meno attrezzate per farvi fronte; ma, soprattutto, la fame colpisce chi non ha il danaro per acquistare i prodotti, diventati troppo costosi anche a causa della grande speculazione che punta sull'incremento dei prezzi.
Eppure «sono tutte situazioni affrontabili e in buona parte eliminabili, se vi fosse una decisa e comune volontà di farlo». Lo dice Gregorio Monasta, medico che per più di quarant'anni ha girato l'Africa subsahariana con la moglie Marina Repola, biologa nutrizionista, cercando di arginare le cause della fame e della mortalità infantile, collaborando con organizzazioni internazionali per creare protocolli medici e sanitari a favore delle popolazioni più povere. I coniugi Monasta parleranno oggi alle 21 al Teatro Ristori nel quarto appuntamento ai Giovedì della scienza, la rassegna dell'Accademia di agricoltura scienze e lettere dedicata quest'anno all'agricoltura nel terzo millennio. «I malnutriti adulti non producono e possono morire precocemente», dice Gregorio Monasta, «per cui la povertà crea povertà». La lunga esperienza sul campo della coppia è iniziata nel 1968, prima in Kenya, poi in Tanzania, in Mozambico, in Somalia, in Etiopia e in Zimbabwe. L'esperienza in tanti drammatici teatri, insieme alla vasta cultura multidisciplinare e alla sensibilità — Gregorio Monasta è autore anche di narrativa — consente alla coppia di dare una lettura lucida degli squilibri tra i popoli.
«La lotta alla povertà», prosegue Gregorio Monasta, «coinvolge gli aspetti più diversi, dall'economia alla politica, dalla medicina al commercio, alla cultura. La povertà dovrebbe essere inserita nei libri di patologia nel capitolo eziologia: le cause. Il morbillo è dovuto a un virus che non uccide i bambini qui da noi; ma, se c'è anche malnutrizione, morbillo vuol dire morte. La malnutrizione è dovuta alla povertà e la povertà è dovuta all'ingiustizia».
«Si paga il retaggio del colonialismo», spiega Monasta citando i lavori della moglie Marina Repola, «con i grandi latifondi; poi c'è stata la rivoluzione verde che ha fatto aumentare la produzione fino a renderla nettamente superiore alle necessità, avvelenando però le terre; poi c'è stata la conversione a biocombustibile delle colture e infine il “baratto" per arginare gli eccessi di CO2: chi ha una produzione altamente inquinante acquista ettari di foresta che assorbano gli eccessi, a patto però che quelle terre non siano abitate da nessuno con la conseguenza di un gran numero di sfrattati».
«Il problema dell'Africa», continua l'esperto, «è che terre abitate da secoli, ufficialmente non sono proprietà di nessuno. Il primo che arriva, sia un cinese o un ricco saudita, le acquista, le registra al catasto e ne diventa il legittimo proprietario. Gli abitanti si ritrovano braccianti agricoli in casa propria e il loro salario, quando viene pagato, è troppo basso per poter accedere a quel cibo costoso che il latifondo produce». La corsa alle terre africane da parte di acquirenti cinesi, indiani, russi, arabi e anche europei è in corso da anni e porterà nel prossimo periodo a coltivazioni estensive per cibo destinato esclusivamente all'export; nulla di quanto prodotto rimarrà alle popolazioni locali. Dice Monasta: «La mortalità infantile per malnutrizione è tanto più elevata quanto maggiore è la produzione di cibo in certi territori. Perché il passare dall'agricoltura arcaica all'aratro è un grande passo avanti; quando però si passa a un'agricoltura simile a quella americana, significa che la terra non appartiene più ai contadini, che muoiono di fame ai margini di piantagioni di lusso».
Eppure qualcosa si muove nelle coscienze. Cresce l'attenzione al dramma della fame anche da parte di gruppi assicurativi che hanno, per esempio, imposto ai loro partner finanziari di non speculare sul cibo. I coniugi — che nel 2009 hanno ricevuto dalle mani del Presidente Napolitano la più alta onorificenza, la Gran Croce, «per avere onorato l'Italia con quarant'anni di attività umanitarie e scientifiche nei Paesi in via di sviluppo» — lasciano intravedere uno spiraglio di speranza. «Sta nascendo una coscienza per cui è possibile una rivoluzione comunitaria e personalista», dicono. «stanno nascendo nuove associazioni e la coscienza dell'ingiustizia tra le vittime».


Silvia Bernardi

 

 

 
 
 
 
 
Nov 30, 2011 - Uploaded by AdrianoCelentanoClub
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