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30 agosto 2016 2 30 /08 /agosto /2016 15:04

Carissimi lettori, una volta vi chiamavo miei tesorini.

Com'è bello dialogare qui sul blog, anzi sui miei due blog, uno (questo) ispirato a Padre Gino Burresi, l'altro alla teologa eremita Adriana Zarri.

Sappiate, cari amici, che io non vi ho mai traditi. Dalle mie labbra non è mai uscita bugia alcuna,  su alcunché.

Anzi troppo sincero sono stato ma non me ne pento.

Il fatto triste è che molti hanno timore di esternare il loro commento qui, coram populo.

Preferirebbero farlo su e-mails private. Ma perché nascondersi, quando un giorno tutto sarà sbandierato dai tetti.

Oggi ad esempio vorrei toccare l'argomento delle perversioni sessuali.

Ma lo sapete che la castità forzata, tipo ad esempio quella che si vuole imporre ai sacerdoti ed alle suore, insomma ai consacrati, può scatenare pulsioni sessuali pericolose ed incontrollabili?

E' nell'equilibrio di una vita affettiva e sessuale che dette perversioni si stemperano.

Di conseguenza il celibato clericale forzato o imposto e non liberamante scelto può portare alla pedofilia. Vi ricordo che con pedofilia non si intendono solo i rapporti con i fanciulli, bensì anche con gli adulti.

Infatti Padre Gino Burresi è stato accusato di pedofilia, ma i suoi accusatori non erano fanciulli bensì seminaristi maggiorenni.

Anche un bacio è condannato come pedofilia e credo che il peccato di Padre Gino Burresi sia stato proprio questo bacio.

Fintantoché il papa non abolirà il celibato obbligatorio e non consentirà il matrimonio ai sacerdoti, la terra sarà sommersa di baci sopra e sotto la cinghia di chi ci celebrerà messa. 

Don Sante Sguotti ha dichiarato nel suo libro che

«il prete pedofilo è il miglior prete che si possa immaginare, il prete perfetto che si presenta in pubblico come il miglior sacerdote possibile. L’insospettabile».

Vi propongo l'intervista da lui rilasciata. Meditate gente, meditate....

 

http://www.lindro.it/preti-la-pedofilia-intervista-don-sante/3/

Preti e pedofilia: celibato e potere

Intervista a Sante Sguotti autore del libro 'Prete pedofilo si diventa'

Un argomento scottante ed attuale

Preti e pedofilia: celibato e potere

Intervista a Sante Sguotti autore del libro 'Prete pedofilo si diventa'

DON SANTE SGUOTTI  (Agenzia: EMMEVI)  (NomeArchivio: 31980109.JPG)

 

La Chiesa e la pedofilia (i preti e la pedofilia), due parole che messe insieme possono condurre a reazioni diverse: lo sdegno di chi associa la prima alla assoluta pulizia morale, la negazione di un’istituzione che cerca di difendersi con tutti i suoi mezzi, lo sbigottimento di chi stenta a credere alle storie che sente, la paura che a farne le spese possano essere i propri figli.
Eppure è un argomento abbastanza recente, piuttosto scomodo, spesso sotterrato. Il servizio di una trasmissione prima, un articolo poi e via via altre storie, una dopo l’altra, con il coraggio che esce fuori per emulazione, con la voglia di far conoscere al mondo il proprio travagliato vissuto.

Don Sante Sguotti ne ha parlato a modo suo, senza risparmiare bordate alla ‘sua’ Chiesa. Tagliente sin dai primi anni di seminario, controcorrente in un mondo spesso caratterizzato dall’eccessiva omologazione, critico nei confronti di un’istituzione a suo dire contraddistinta da una marcata ipocrisia. Una storia complicata la sua, con delle posizioni piuttosto radicali, non in assoluto ma sicuramente scomode per il tradizionalismo clericale.
Classe 1966, ordinato sacerdote nel 1991, è stato viceparroco in tre parrocchie fino al 1999 e poi parroco di Monterosso. Nel 2007 è stato allontanato dalla Curia di Padova, sospeso ‘a divinis’ da papa Benedetto VXI, per la storia d’amore con la sua parrocchiana Tamara Vecil. Poi un’ospitata in una trasmissione domenicale dove annunciava la nascita di suo figlio e l’allontanamento da Monterosso per trasferirsi con la nuova famiglia sui colli Berici, a Lovertino di Albettone per lavorare come camionista in una cooperativa. Forte dell’affetto e della comprensione della sua comunità non ha mai rinunciato alla sua attività pastorale.
Pubblica ‘Il mio amore non è peccato‘ (Mondadori, 2007), dove, sulla scia della sue esperienza personale, porta avanti la sua battaglia contro il celibato obbligatorio strettamente legato alla piaga della pedofilia, tema del suo secondo libro, pubblicato a febbraio 2015 e dal titolo particolarmente forte: ‘Prete pedofilo si diventa. Pedofilia e celibato nella Chiesa di papa Francesco‘ (Ed. La Zisa).
Una bomba ad orologeria, anche nelle sue pagine interne, dove Sguotti afferma che: «il prete pedofilo è il miglior prete che si possa immaginare, il prete perfetto che si presenta in pubblico come il miglior sacerdote possibile. L’insospettabile».

 

Don Sante, il suo libro e le sue affermazioni hanno fatto molto discutere. Su cosa si basano?

Conosco l’ambiente cattolico sin da piccolo, ho frequentato preti, parrocchiani e tutto ciò che sta intorno e ho raccolto diverse testimonianze. La mia è una riflessione sul rapporto tra tutti gli impedimenti all’emersione dei casi di pedofilia e gli effettivi casi emersi. Non riesco, ad esempio, a capacitarmi di come alcuni preti che disobbediscono su cose marginali vengano subito estromessi dalla Pastorale, mentre preti che si sono resi colpevoli di decine di casi di pedofilia, continuino a rimanere al loro posto o al massimo vengano trasferiti. Perché un vescovo emargina un prete che non è disponibile ad un determinato servizio e non tocca un pedofilo, quando la Chiesa stessa ammette che questo si è macchiato del crimine peggiore in assoluto?

 

Cosa è cambiato da febbraio, data di uscita del suo libro, ad oggi?

Assolutamente nulla, perché continuano ad uscire casi in Italia. Il problema non è stato affrontato alla radice, mi spiego: sicuramente c’è una connessione della pedofilia innanzitutto col celibato obbligatorio e poi con alcuni aspetti come la scelta dei presbiteri e dei sacerdoti, la formazione ed infine il potere e i privilegi della Chiesa che mettono questi soggetti, aventi queste problematiche, in condizioni psicologiche tali da sentirsi di poterla fare franca, di poter essere difesi da autorità, di poter ricattare chi sta sopra perché si hanno delle conoscenze ecc… Adesso c’è tolleranza zero, ma solo quando il prete viene portato davanti al tribunale, solo a quel punto la Chiesa interviene. Se è una figura che non riveste particolare importanza viene dimesso dopo un po’ di tempo dallo Stato clericale. Essendoci i riflettori puntati e maggiore sensibilità, naturalmente c’è un po’ più di severità, ma solo sotto questo punto di vista.

 

Quali sono le principali falle di questo sistema?

In Italia la Chiesa ha un forte potere economico e politico e una capacità di connessione con la stampa e il tribunale tale che il prete pedofilo sa che potrà essere tutelato. Per il resto, non c’è l’obbligo del vescovo di denunciare questi soggetti, né l’obbligo morale della Curia di mettere a disposizione le documentazioni. L’atteggiamento preponderante è il vittimismo, perché la massoneria, o chi per essa, attaccherebbe la Chiesa con questi metodi.

 

Si può dire che l’ambiente clericale sia omertoso?

Sì e lo posso affermare in base alle esperienze che ho raccolto nella mia attività pastorale: il sacerdote che non fa nulla davanti ad una bambina che subisce abusi in famiglia e si confessa con lui, i preti che, a vario titolo, sono stati accusati di pedofilia, le persone che hanno confidato di aver subito abusi e violenze durante le confessioni e le violenze delle suore negli asili. Non è una situazione marginale ma capillare e diffusa.

 

È cambiato qualcosa con Papa Francesco?

Ha fatto tanti proclami e ha detto tante cose, ha creato la Commissione per la lotta alla pedofilia composta da cardinali, ma fino a quando, concretamente, non si interviene sui seminari e sulla questione del celibato obbligatorio non possono esserci le premesse affinché cambi davvero qualcosa. Bisogna eliminare la possibilità della Curia di coprire e di non denunciare ciò di cui viene a conoscenza.

Lei sostiene che il prete pedofilo sia il miglior prete possibile. Vuole spiegare meglio questa sua affermazione?

Ho letto molto sull’argomento, addirittura tre preti americani psicologi hanno fatto uno studio su centinaia di preti accusati o condannati per pedofilia, da cui è emerso che molto dipende dal loro potere. Come ogni essere umano, anche il sacerdote ha bisogno di affetto e contatto fisico ma il suo potere non gli consente di mettersi al pari di una donna, così soddisfa i suoi bisogni con chi considera suddito. Molti di loro hanno grande carisma e godono della totale fiducia dei fedeli, si mostrano come persone affabili, ci sanno fare con i giovani e sanno parlare, inoltre hanno un grande ascendente sui bambini. Per questo possono permettersi di minacciarli o possono farli sentire dei privilegiati. Non sono persone che si comportano apparentemente male dunque. Prendiamo il caso dei ‘Legionari di Cristo’, commissariati da Papa Benedetto XVI per la conclamata pedofilia del loro fondatore, Padre Marcial Maciel Degollado. Quest’ultimo aveva dei figli e le voci sul suo conto erano tante ma nonostante fossero arrivate in Vaticano, il Papa di allora, Giovanni Paolo II, lo aveva sempre difeso e, dopo la sua morte, aveva avviato il suo processo di beatificazione. La venerazione sconfinata dei legionari nei confronti del loro capo non ha trovato riscontro nella realtà, perché tutto è stato poi bloccato. In Italia tali studi non sarebbero possibili, anche solo fare un’intervista sulla affettività dei preti appare impossibile, sono temi da non affrontare.

 

Nel suo libro precedente ‘Il mio amore non è peccato‘, lei si scaglia contro il celibato obbligatorio. Esso riveste un importante anche nella pedofilia dei preti?

Costituisce un’ipocrisia, nella realtà non esiste. Alla fine, nei fatti, o ci si trova davanti a sacerdoti omosessuali o aventi una o più amanti. Poi c’è anche il prete che non ha nessun rapporto e vive celibe, questo può sublimare su altre cose il suo bisogno. Non sono uno psicologo esperto e conosco solo qualche funzionamento psicologico, ma la pratica è questa e ci sono in tal senso tutti i documenti che si vogliono. Ci sono testimonianze, basta parlare con gli ambienti omosessuali che confermano le frequentazioni da parte dei preti, nei Paesi ognuno conosce la sua storia e crede sia l’unica: quello ha un figlio, l’altro manda i soldi alla donna, uno fa abortire la catechista. Il celibato è una copertura, i motivi sono tanti e tutti sbagliati, esso viene salvaguardato per difendere la sacralità del sacerdote o perché si pensa sia impossibile per il prete gestire l’attività pastorale e una famiglia insieme.

 

È vero che ha avuto problemi nella pubblicazione e nella diffusione del suo ultimo libro?

Sì, all’inizio non ho trovato una risposta positiva, in generale, anche nella presentazione del libro, ho notato una certa paura. Ammetto che il titolo possa essere un po’ forte e questo può spaventare perché può dare fastidio. Nella diffusione ho avuto problemi a Padova, perché il vescovo ha scritto a tutte le librerie della città intimandole di non vendere i libri. Solo la Feltrinelli li ha venduti, ma su ordinazione.

Lei ha avuto una relazione mentre era parroco e sostiene con fermezza che un parroco con moglie e figlio può dedicarsi al meglio alla vita pastorale, tuttavia ha vissuto in un sistema dove le regole, seppur discutibili, sono sempre state chiare e rigide. Non le sembra una contraddizione?

Resto sempre dentro il sistema perché sono convinto che da dentro puoi rompere di più, sei dirompente e un nemico interno può dare più noie. Da dentro puoi dimostrare che conosci, da fuori non sei nessuno. Per me la Chiesa non è né nemico né avversario, il Vangelo mi piace e rappresenta una grande ricchezza per l’umanità, purtroppo essa fa il contrario di quanto dice. Avevo un figlio e una figlia e mi dedicavo totalmente alla parrocchia, mi volevano lo stesso. Un prete sposato non si dedica meno alla comunità e non vuole meno bene alle persone ma anzi, essendo maggiormente realizzato, può dare di più. Qualsiasi mestiere può togliere del tempo alla famiglia e in qualsiasi mansione posso scegliere se sposarmi o essere libero oppure mia moglie può accettare o meno il tempo che le dedico. Perché non deve essere così anche per l’attività di un prete?

 

In effetti, ci sono religioni che riconoscono il diritto del sacerdote ad avere una famiglia…

In tutte le chiese cristiane c’è una famiglia, ci sono i preti cattolici, di origine orientale, che hanno la famiglia, è stato così per la Chiesa Cattolica fino al 1500-1600 ed è così anche oggi, solo che il tutto si compie davanti alla facciata del celibato. Così ci sono sacerdoti che hanno figli e non li riconoscono, mogli nascoste e via dicendo. In America Latina il problema è più esteso e grave, la Chiesa non vuole vedere, proprio come fa in Africa, dove, in nome della castità, non vuole ammettere il preservativo quando tutti i cattolici lo usano e quando nelle missione cristiane i medici e le suore cattoliche li distribuiscono regolarmente. Infine ortodosso significa retta dottrina, in quella religione, addirittura, se un prete non è sposato, è considerato un soggetto pericoloso.

 

Come si svolge la sua vita in questo momento? Ha un lavoro?

Ho lavorato per 5 anni nell’edilizia e adesso sto facendo delle supplenze come personale Ata della scuola. Ho subito un processo penale, voluto dalla Chiesa ovviamente, volevano incastrarmi inizialmente per appropriazione indebita, hanno scandagliato i bilanci di tutte le associazioni di volontariato da me create e non hanno trovato niente. Quello che voglio scrivere nel prossimo libro è che la Sacra Inquisizione esiste ancora ma non brucia i libri in piazza come in passato, adesso tende a distruggerti socialmente. Avevo ottenuto dei finanziamenti dalla Regione Veneto e da enti pubblici per dei lavori ma mi hanno condannato a un anno e otto mesi con una multa di 40000 euro in primo grado per danni di immagine, perché li avrei attribuiti, con fatture false, ad una ditta fantasma che non li ha mai eseguiti.
Il direttore dei lavori ha affermato che i prezzi pagati erano congrui, il responsabile della Fondazione ha detto che non aveva mai spesso così poco per così tanti lavori eseguiti. E’ un processo dettato e voluto dalla Chiesa, chi faceva le indagini è andato dal Vescovo dicendogli che non avevano trovato niente e lui ha risposto che si doveva continuare. Mi hanno accusato addirittura di rubare i soldi per la Parrocchia.

 

Si sente perseguitato dalla Chiesa?

Non mi sento perseguitato ma ‘ho fatto tremare’ il Vaticano quando i miei parrocchiani hanno detto che volevano Don Sante nonostante moglie e figlio. Una vera e propria sommossa popolare, non sapevano cosa fare ed hanno mandato un avvocato che seguisse la cosa da vicino, mi hanno fatto causa davanti al tribunale civile per mandarmi via dalla canonica e hanno messo in in piedi il processo penale per screditarmi e rovinare la mia esistenza, me lo hanno confermato di persona. Ero scomodo, continuavo a fare messa e sacramenti, c’era un gruppo di persone che voleva continuassi il mio servizio, lavoravo già e ho continuato per 4 anni a celebrare la messa. Ho fatto fatica a trovare un avvocato che mi difendeva, ne ho trovato uno che però mi ha detto ti difendo solo se la smetti di fare uscite pubbliche, infatti il libro l’ho pubblicato dopo la sentenza nel processo di primo grado. Lo avevo pronto da 4-5 anni e l’ho pubblicato solo ora, aggiornandolo sul Papa che è cambiato e su altre cose. Se avessi continuato con le uscite pubbliche avrei rischiato 5-6 anni di carcere. Il P.m. aveva chiesto che fossi incarcerato perché potevo contare su un manipolo di persone che avrebbero potuto turbare le indagini, il giudice non ha alla fine accolto tale richiesta. Eppure vivevo già a 20 km dalla canonica e lavoravo facendo il camionista 12 ore al giorno. Così sono i poteri forti in Italia.

 

Come sta vivendo questi momenti la sua famiglia?

Avendo cambiato zona siamo ben voluti, mia moglie è brava a intessere relazioni più di me, siamo quasi una famiglia normale. Penso sia meglio restare ai margini della Chiesa e contestare il contestabile, il miglior servizio che il cristiano possa fare. Uscire e sbattere la porta sarebbe facile, ma vivendo in Italia non puoi tirarti fuori perché la Chiesa è sempre un potere presente ovunque, è meglio star dentro e contestare, fuori cosa fai? Se devi cambiare una cosa meglio che stai dentro, ai margini, sulla porta, anche Gesù ha fatto la stessa cosa: non ha fondato una nuova religione ma ha cambiato la sua, andava al Tempio e lo contestava, andava alla Sinagoga e contestava l’interpretazione delle Scritture. Anche se fondi un’altra religione e io non ho intenzione di fondare niente, ci sono le stesse cose: carrierismo, arrivismo, lotta per il potere e privilegi e si ricreerebbero le stesse problematiche.

 

Mina Bugiardo e incosciente - YouTube

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