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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 Giò 04/02/2011 14:27 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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A PAPA FRANCESCO: 3^ TESTIMONIANZA SU PADRE GINO

 

Caro Papa Francesco!

So dai quotidiani che Ti stai preparando per partire per Malta per un viaggio nel segno dell'accoglienza e della pace.

Mi dispiace solo per quel fastidioso dolore al ginocchio che ti tormenta e che ti ha costretto a cancellare alcuni impegni.

A tal proposito posso darti qualche speranza di guarigione.

Se si tratta di gonartrosi con lesioni degenerative a carico della cartilagine articolare, sarebbe consigliabile un intervento con applicazione della protesi al ginocchio. Mio padre ha subito questo intervento alla veneranda età di 93 anni ed è andato tutto bene. L'unica accortezza è quella di scegliere una sala operatoria con annessa una camera intensiva, poiché se ci fossero dei problemi, è l'unico modo per sopravvivere.

Di solito consigliano di mettere dette protesi più tardi possibile, perché la durata media del materiale è di quindici o vent'anni.

Ora Tu ne hai 85 di anni e la protesi ti può consentire di traghettare la barca di Pietro fino ad oltre cent'anni, senza nemmeno la necessità di doverti dimettere.

Si tratta solo di decidere.

Mio padre l'ha dovuto fare, perché per attenuare il dolore doveva assumere troppi antidolorifici, che a lungo  andare fanno male alla salute.

Adesso continuo la carrellata di testimonianze su padre Gino Burresi.

Oggi a parlare è Remo.

Ti saluto cordialmente

Tuo

Riccardo Sante Maria Fontana

 

 

Remo

04/07/2012 20:24

 

Gentilissimo Riccardo, mi chiamo Remo e da qualche settimana ho scopeto il tuo blog che trovo alquanto interessante specialmente riguardo al tema e relative discussioni sul caso di padre Gino
Burresi.


Io non ho avuto l’occasione di incontrarmi con questo sacerdote, ma avevo zia Concetta che spesso si recava a San Vittorino per chiedere preghiere.

Mia zia mi parlava spesso di padre Gino e con molta obiettività senza scavalcare i limiti del fanatismo o del cieco cinismo quando aveva qualcosa che non trovava bene nel comportamento del sacerdote.


Mia zia ebbe molte occasioni, nei momenti che si trovava a San Vittorino, di ascoltare i vari racconti sul comportamento del sacerdote e di raccontare le sue esperienze alle amiche.

Da quanto posso aver capito dai suoi racconti posso assicurare che la zia Concetta non aveva sentito accennare ad alcun caso di omosessualità del sacerdote, che affermava che si sentiva sempre un certo profumo e che conosceva quello che aveva fatto la persona che si presentava a lui.

Era sicura, inoltre, che i modi del sacerdote a volte non erano gentili, che spesso parlava senza rispettare la sensibilità
del fedele e che alcune previsioni sulla vita del fedele in certi casi erano fumose se non mal capite.


Gentilissimo Riccardo, è questo il punto su cui bisogna basarsi per capire il comportamento della chiesa nei suoi confronti.

Basta riflettere un poco per capire che:


1) Se il suo modo di fare era spesso sbrigativo ( quasi sempre per le molte persone che chiedevano di parlare con lui) questo avrà creato delle discussioni di risentimento che venivano recepite in
vari modi dagli interlocutori;


2) Il suo modo di fare riferimento agli accadimenti che potevano succedere ai suoi fedeli, dovevano essere propinati non bruscamente, ma tenendo conto della psicologia dell’interessato e delle sue
capacità a gestire quei messaggi che venivano dati spesso in maniera succinta e senza dare il conforto di consigli al riguardo.

A questo riguardo aggiungo che spesso la zia raccontava che le sue amiche attribuivano questo comportamento del sacerdote alla sua sofferenza che provava nel vedere il marciume che c’era nell’anima della persona che aveva di fronte.

Era solo una interpretazione di donne che si recavano spesso da lui e che pendevano dalle sue labbra.


Proprio questo secondo caso potrà aver creato delle situazioni di imbarazzo presso i familiari di quanti dovevano gestire le parole di padre Gino e sicuramente (come accadde anche a Padre Pio) che
hanno spinto le gerarchie ecclesiastiche a prendere quei provvedimenti che tutti sappiamo.


C’è da chiedersi, ma la responsabilità di questa seconda ipotesi è da far cadere tutta sulle spalle di don Gino?

Don Gino era soggetto all’ubbidienza, doveva esprimersi rispettando i paletti che
ponevano i sui diretti superiori, quindi le incomprensioni, le situazioni difficili che si venivano a creare erano da attribuire più alla poco esperienza dei suoi superiori che alla poco affidabilità che dovevasi avere del sacerdote (teniamo presente che la congregazione degli oblati di M. V. era nata da poco ad opera di padre Lantieri che ancora non è stato fatto santo, mentre
l’ordine dei francescani ha una storia secolare e sorta da san Francesco d’Assisi di cui si racconta che in tutto fu simile a Gesù) .

In questi casi la chiesa a chi poteva scarica le colpe?

Non certo ai superiori che gestiscono il monumentale complesso costruito con l’impegno di padre Gino e che è proprietà della chiesa, ma sul più debole che non poteva difendersi o meglio che non doveva
difendersi per ubbidienza.

La chiesa, però non è cattiva come spesso si usa insinuare superficialmente e sicuramente arriverà a ristabilire la santità del sacerdote e spero che questo avvenga prima della sua dipartita, ma sicuramente quando tutti coloro che hanno avuto a lamentarsi di padre Gino capiranno e testimonieranno che i loro risentimenti erano frutto di malintesi ad opera del nemico biblico che è tutto proteso a contrastare l’opera dei Gesù.


Spero di aver contribuito a fare un poco di chiarezza sulla grave situazione che si venne a creare a San Vittorino.


Colgo l’occasione di fare a te Riccardo e a tutti coloro che navigano sul tuo blog i miei migliori auguri per la prossima santa Pasqua che sarà domani 08 aprile 2012.
Remo.

 

Remo

09/10/2012 12:41

Carissimo P. G. , Io Remo non ho avuto la possibilità di conoscerti a fondo.

Ad oggi mi sento di potermi esprimere con una certa disinvoltura sul tua posizione sulla scorta di quanto raccontatomi
da mia zia Concetta che venne più di qualche volta a cercarti e su quanto appreso dal blog di Riccardo “ nel segno di Zarri”.

L’idea che mi sono fatta di te è che sei veramente un sant’uomo e che
come tale dovrai sopportare i furiosi attacchi del nemico che da sempre ha odiato i veri seguaci di Cristo Gesù.

Un vero cristiano sa e ne è sicuro che nel momento che si pente e chiede umilmente
perdono a Dio viene perdonato da nostro Signore tramite l’assoluzione che gli viene impartita dal suo confessore.

Ammesso, e non concesso, che le colpe che ti vengono attribuite siano vere tu le
avrai confessate e di conseguenza ti sono state perdonate da Dio, e allora di cosa ti devi preoccupare?

Certo ci sono le sanzioni inferteti dalla chiesa, ma qualsiasi persona di buon senso si rende conto che queste derivano dalla ormai proverbiale e ben nota “prudenza della Chiesa” in base alla quale dopo trent’anni e forse di più non è riuscita a esprimersi sulle apparizioni della Madonna a Medjugorje e non ha ostacolato quanti spudoratamente hanno affermato che si tratta di false apparizioni dovute all’azione malefica di satana.

Vedi P. G., la “prudenza della Chiesa” o per motivi seri e opportuni o, come spesso, per semplice inadempienza cade come una scure su tutti coloro che combattono per il Signore.

E’ una regola che non ammette eccezioni, vedi cosa successe a san Paolo, a san Pietro, a Stefano che fu lapidato.

Io credo che la Chiesa prima o poi ti riabiliterà, si accorgerà che le accuse mosseti contro furono causate da momenti di tensione e di frustrazione di alcuni che mal consigliati ti procurarono i guai che attualmente stai vivendo.

Ora sento di ricordati una cosa: tu a volte fosti brusco verso qualche persona che veniva a trovarti, di questo ne
sono certo perché mi fu raccontato da mia zia Concetta.

Più di qualche persona ne rimase traumatizzata e ciò fu ben notato dai suoi familiari e dai confessori che ascoltavano le loro confidenze.


Questa fu una situazione in cui si trovò anche Padre Pio e che gli causò più di qualche amarezza da parte della Chiesa, ciò lo appresi personalmente da un monaco a cui mi confessai e a cui chiesi
perché a volte si parlava male di Padre Pio.


Mi viene chiesto perché non firmo la petizione di riabilitazione da parte del Papa Benedetto XVI°, credo che la gerarchia ecclesiastica sappia abbastanza bene come comportarsi in questo caso, ma
sta gestendo le sue decisioni senza curarsi delle amarezze che stanno incontrando i sostenitori di P. G.


La Chiesa conclude le accuse mosse a P. G. affermando che non è abilitato a guidare i giovani, ma non si esprime sulla efficacia delle sue preghiere che ben sa che sono efficaci.

Per evitare polemiche inutili e dannose per quanti vogliono parlare con P. G. perché non permettono solo ai suoi figli spirituali di poterlo andare a trovare magari di rado, una volta ogni anno o ogni due anni
e affiancare al lui un altro sacerdote che controllerebbe il dialogo e potrebbe intervenire per dare risposte adeguate.

Perché non permettono ai suoi figli spirituali di scrivergli delle lettere
contenenti le loro richieste, lettere che gli verrebbero lette da un buon sacerdote che poi si prenderebbe cura di dare le risposte adeguate?


Caro P. G. se avrai l’occasione di leggere questi miei righi ti chiedo umilmente di pregare per chi si è impegnato scriverli perché costui crede nella efficacia delle tue preghiere.

Un caro saluto ed abbraccio

Remo.

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